Questa è la sentenza che potresti sentire non più da un giudice, ma bensì da Alexa by Amazon

A proposito di Alexa che intende “sostituire” avvocati, e in futuro, perché no, giudici,

una piccola riflessione…

Una sentenza che giudichi una vicenda tra privati può essere formalmente corretta senza essere “giusta”.

Corretta è quando applica, formalmente senza sbagliare, le leggi che disciplinano la questione.

Giusta invece quando, oltre ad essere formalmente corretta, individua la ragione e il torto per come li distribuisce il complesso normativo generale in cui quella specifica vicenda si inserisce, soppesando gli elementi da giudicare con il bagaglio umano di competenze, conoscenze e, non ultima, di empatia.

Un esempio?

Tizio viene licenziato perché assume droga.

La sentenza formalmente corretta conferma il licenziamento perché il contratto collettivo indica l’assunzione di stupefacenti come giusta causa di licenziamento.

È invece “giusta” la sentenza che non si limita a tanto ma che ricostruisce  il sistema normativo generale, individua i limiti prescritti dalle norme di utilizzo degli stupefacenti, coglie la motivazione di fondo (cd “ratio”) della previsione della giusta causa di licenziamento (giusta causa che consiste nel fatto che l’alterazione delle facoltà prodotte dalla droga può essere di rischio per l’azienda), verifica quindi con il bagaglio umano sopra indicato se nello specifico caso da esaminare vi sia stato o no quel rischio ed infine pronuncia la decisione (confermando o no il licenziamento in base al risultato di quella indagine).

Nel primo esempio il giudice fa un calcolo semplice, 1 + 1 = 2.

Nel secondo il calcolo è più complesso, 1 + (1 x?) =?. Viene cioè aggiunto un dato che influisce sul computo generale e quindi sul risultato finale.

Nel primo caso abbiamo un cieco burocrate, un’attività che, questa sì, può esser realizzata anche meccanicamente. Ma solo nel secondo caso abbiamo un giudice, che prende in esame realmente tutti i dati sottopostigli dall’avvocato.

Lasciamo allora alla macchina quel (moltissimo) che può dare una macchina, ma l’uomo, anzi l’Uomo, è un’altra cosa.